Nell’ultimo congresso e nell’ultima conferenza di organizzazione, la Cgil ha ribadito il valore strategico della contrattazione sociale e territoriale quale leva fondamentale per rafforzare il sindacato dei diritti, capace di tenere insieme le istanze del lavoro e i diritti di cittadinanza. Alla contrattazione nei luoghi di lavoro, svolta in prima linea dalle categorie, si deve affiancare con forza crescente quella con le istituzioni locali, affidata alle Camere del Lavoro e allo Spi, per tutelare le condizioni economiche e sociali delle fasce più fragili della popolazione: precari, pensionati, giovani e lavoratori poveri.
In un contesto segnato da trasformazioni rapide e da un preoccupante aumento delle disuguaglianze, la contrattazione sociale rappresenta lo strumento attraverso cui affrontare tali squilibri con risposte concrete, costruendo piattaforme rivendicative che uniscano bisogni materiali e diritti sociali. Essa costituisce anche un luogo di sintesi tra le azioni delle categorie e le politiche confederali, in grado di orientare in modo coerente gli interventi a livello locale.
In Umbria, secondo l’Agenzia Umbria Ricerche, nel 2022 l’incidenza della povertà relativa si attestava al 10,9%, in linea con la media nazionale, ma rappresentava il valore più elevato tra le regioni del Centro-Nord. Si stima che fossero coinvolte circa 38.000 famiglie, pari al 10% del totale, e oltre 124.000 individui (13,3%). L’incidenza aumenta tra le famiglie con minori (18,1%) e raggiunge picchi preoccupanti nelle famiglie numerose, con un solo reddito (32,8%) o con almeno un cittadino straniero (33,3%).
Nel 2023, l’Umbria ha registrato un tasso di persone a rischio di povertà o esclusione sociale pari al 10,6%, inferiore alla media italiana del 18,9% e tra i più bassi in Europa. Tuttavia, questa apparente tenuta si accompagna a una strutturale fragilità occupazionale e retributiva.
Anche le diseguaglianze generazionali e di genere sono marcate. Nel 2025 il 33% delle nuove assunzioni in Umbria riguarda giovani sotto i 29 anni, ma le donne continuano a incontrare maggiori difficoltà di accesso e stabilizzazione nel mercato del lavoro rispetto ai loro coetanei maschi (Report Camera di Commercio dell’Umbria, 8 marzo 2025).
È quindi fondamentale, nella definizione delle linee di indirizzo per la contrattazione sociale dell’anno in corso, partire da un’analisi approfondita delle disuguaglianze e delle fragilità presenti nei territori, attivando un confronto sistematico con le amministrazioni comunali, le zone sociali, i sistemi locali del lavoro e il mondo dell’associazionismo e del volontariato. Solo attraverso una programmazione condivisa e negoziata con le istituzioni pubbliche si possono orientare efficacemente le risorse disponibili, integrando gli strumenti finanziari con la co-programmazione territoriale.
Una strategia complessiva e partecipata che, oltre ad articolarsi sul piano contrattuale e su quello istituzionale, si intreccia con la campagna referendaria sui temi del lavoro e della cittadinanza, e con tutte quelle realtà civiche e associative che, come nel caso della rete La Via Maestra, condividono l’urgenza di un cambiamento reale.
In questo contesto si colloca anche il lavoro dell’Associazione Nuove Ri-Generazioni Umbria, che opera per costruire luoghi di dialogo tra saperi, soggetti sociali e istituzioni, contribuendo a elaborare proposte concrete su temi centrali come abitare, welfare, coesione sociale e sviluppo sostenibile.
Il lavoro dell’Associazione si integra con quello del sindacato, contribuendo alla costruzione di piattaforme territoriali condivise che mettano al centro il benessere collettivo, l’accesso ai diritti e la qualità del lavoro.
Tutto questo deve tradursi in una programmazione negoziata, una vera e propria co-progettazione, fondata su un'interlocuzione forte con le istituzioni pubbliche, affinché le risorse finanziarie disponibili siano impiegate in modo integrato, partecipato e coerente con una visione condivisa degli interventi. In particolare, alla luce delle risorse derivanti dal Pnrr e dai fondi strutturali, la contrattazione territoriale deve affermarsi come lo strumento prioritario per costruire sostenibilità sociale, economica e ambientale, e per generare nuova e buona occupazione, anche oltre i confini del mercato tradizionale, soprattutto nell’ambito dei beni comuni e dell’innovazione sociale.
Le filiere strategiche da potenziare nei piani locali sono numerose: digitalizzazione, green economy, rigenerazione urbana, valorizzazione del patrimonio culturale, integrazione socio-sanitaria, formazione e nuove politiche industriali. È su questi assi che va costruita una contrattazione sociale moderna, capace di leggere le trasformazioni in atto e di governarle a favore dell’interesse collettivo.
Per tutte queste ragioni, il territorio deve tornare ad essere il luogo in cui ricomporre i livelli di tutela, costruire inclusione, contrastare le disuguaglianze. È qui che il sindacato confederale può e deve coniugare, con efficacia, diritti di cittadinanza e diritti del lavoro.
Mario Margasini, presidente Nuove Ri-Generazioni Umbria