Negli ultimi anni, il congedo di paternità è diventato uno strumento sempre più utilizzato dai padri lavoratori italiani, ma persistono disuguaglianze legate al tipo di contratto, al reddito e al territorio.
Secondo gli ultimi dati diffusi da INPS e Save the Children, nel 2023 il 64,5% dei padri aventi diritto ha usufruito del congedo di paternità, un dato triplicato rispetto al 2013.
Tuttavia, l’accesso al congedo non è ancora omogeneo. A beneficiarne sono soprattutto i lavoratori con contratto a tempo indeterminato, redditi superiori ai 28.000 euro e impiegati in aziende medio-grandi. Meno del 20% dei lavoratori stagionali ne fa uso. Le differenze territoriali sono marcate: al Nord il tasso di utilizzo raggiunge il 76%, mentre al Sud resta nettamente inferiore.
Le tipologie di congedo:
Congedo di paternità obbligatorio
Introdotto in forma estesa dal Decreto Legislativo 105/2022, è riconosciuto a tutti i lavoratori dipendenti e prevede 10 giorni retribuiti e fruibili in modo anche non continuativo dai due mesi prima del parto ai cinque mesi successivi. È valido anche in caso di parto plurimo (20 giorni) e nei casi di morte perinatale del neonato. I giorni di congedo obbligatorio sono retribuiti al 100% dall’INPS e sono pienamente riconosciuti ai fini del calcolo e della maturazione del diritto pensionistico.
Congedo di paternità alternativo
Previsto nei casi in cui la madre sia impossibilitata a prendersi cura del neonato per gravi motivi (morte, grave infermità, abbandono o affidamento esclusivo al padre), consente al padre di sostituirla utilizzando il congedo obbligatorio per l’intera durata prevista per la madre o per la parte residua non ancora utilizzata, al fine di garantire la continuità dell’accudimento del minore. Questo diritto, inizialmente riservato ai soli lavoratori dipendenti, è stato esteso anche a lavoratori autonomi e liberi professionisti grazie al D.Lgs. 80/2015.
Una novità significativa è la possibilità, per i padri che hanno fruito del congedo di paternità obbligatorio o alternativo, di accedere alla NASpI in caso di dimissioni volontarie entro il primo anno di vita del bambino. In passato, questa possibilità era riconosciuta solo alle lavoratrici madri e ai lavoratori padri solo nel caso di fruizione di congedo di paternità alternativo.
I dati confermano che il congedo di paternità è sempre più riconosciuto come strumento fondamentale per l’equilibrio familiare, la genitorialità condivisa e la parità di genere, ma è necessario agire per superare le disuguaglianze ancora presenti. Occorre rendere questi diritti accessibili a tutti i padri, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, dalla dimensione dell’azienda o dal territorio.